propositi. se così si può dire

Il mio 2011 è finito in un bicchiere di vino di contrabbando, mentre due ragazze ballavano la danza del ventre. Un anno finito in un posto incantato e pieno di sabbia e stelle, in un posto freddo ma riscaldato dal sole. Non piove spesso laggiù, inutile alzarsi dal letto e chiedersi che tempo che fa: la luce risplende quasi sempre sui mattoni cotti, sui canti, sulle preghiere.  Gli odori di spezie e olive salate si confondono con il suono incessante di tamburi e di sonagli. Il mio 2011 è finito così, tra datteri, dolci spremute e cibo speziato, tra effluvi puzzolenti e automobili inquinanti. Il mio duemilaedodici è iniziato così, in un posto incasinato, confuso tra tradizione e modernità, trasgressioni e virtù.  E i buoni propositi? Non so. Magari più tardi, magari tra qualche giorno. Intanto brindo a chi non c’è più, al dolore che mi ha abbandonato, alla paura che mi ha proprio stufato. E come dice il papà di Beyoncé: no ego, less drama, best look.

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